29 Agosto 2026 di Ginevra Bompiani
«Come fai a fare il programma prima di scegliere il leader? Nelle primarie dovrebbero confrontarsi sulle diverse proposte, non certo su chi è più bello!» dice Massimo Cacciari
E finalmente l’opposizione dei 3 Moschettieri (che poi sono 4) comincia a discutere. E di che discute? Del woke! Non del Programma, non della manutenzione, non del riarmo, né della guerra in Ucraina, del genocidio, del lavoro, della miseria, della persecuzione dei migranti, dei braccianti, dei rider, non del caldo, del clima, delle pensioni, della vecchiaia, della gioventù, non della scuola, della sanità, dell’arte, non dei diritti civili.. No, del woke! Ma perché?
La discussione è stata aperta da Giuseppe Conte, in una lettera del 21 Agosto a Repubblica, presentando la posizione del suo Movimento, a partire dal Woke. E questa è un’astuzia. Perché il Woke è una trappola creata dalla Destra in questi ultimi anni, per ridicolizzare le battaglie della sinistra a favore dei diritti civili. Il sarcasmo contro le sue istanze ed espressioni nasce e si diffonde a destra. Ma la sinistra chic se ne è appropriata, perché, mancando di umorismo, non sopporta il ridicolo. Per darvi un esempio, ecco come lo definisce Elon Musk in un’intervista: «la più grande minaccia alla civiltà moderna» e una forma di neo-puritanesimo che «sostanzialmente vuole rendere illegale la commedia» (perché la commedia?).
In effetti, poco prima, dal 2017, si è diffusa negli Stati Uniti un’espressione che stravolge quella di Woke: ‘Cancel Culture’, cultura della cancellazione, che trasforma la lotta contro le disuguaglianze in una farraginosa iconoclastia del passato, e butta ai rifiuti Dostoevskij e Salinger, Omero e Hawthorne, e ogni forma di arte e pensiero. E così fa, di quello che considera la verità e la giustizia, una parte schierata e armata della realtà. Senza accorgersi che in questo modo non le aggiunge, ma le toglie valore.
Ma la cancel culture, che eredita la sua furia puntigliosa dal ‘politically correct’ degli anni ’90, non è il Woke. E se è riuscita a contagiarlo, è grazie alla destra, che ha fatto con i due concetti lo stesso assurdo pasticcio.
L’espressione Woke è molto più vecchia, appartiene agli anni trenta del secolo scorso e alla lingua e cultura afroamericana, nella quale ‘woke’ vuol dire ‘sveglio’ (invece di awake). ‘Stay Woke’ significa ‘sii consapevole’ ‘stai all’erta’, riconosci le disuguaglianze e agisci per contrastarle.
Questo a me sembra un degnissimo programma per la sinistra. Che la sinistra lo abbia dimenticato è una ragione di più per dirle “stay woke!”.
Per questo, in realtà, il concetto di Woke è rilevante, a condizione che lo si distingua dalla cancel culture e dal politically correct, e lo si districhi dal sarcasmo della destra.
Quanto a me, mi sembra evidente essere woke. O almeno, spero di esserlo. ‘All’erta! E all’erta sto’.
Ma perché Conte sceglie questa parola così malconcia per definire il programma del suo partito?
Se leggiamo con attenzione la sua lettera, lo capiamo. Conte usa una parola che destra e, ahimè, sinistra concordano nel dileggiare, e che, guarda un po’, esprime proprio le aspirazioni della vecchia sinistra, o per lo meno di quella classe che fu di sinistra e ora si sente abbandonata, – e dice: “è impensabile affrontare queste sfide, muniti solo di un’agenda morale sui diritti civili”. Cioè, non ci bastano le ridicole illusioni Woke per “regolare lo strapotere delle Big Tech,” “vincolare i padroni delle nostre esistenze”, “coinvolgere le comunità di riferimento”.. ci vuole un po’ di sana ‘real politik!’.
Conte enumera gran parte delle “diseguaglianze economiche e sociali”, che la sua ferma e garbata critica del woke sembrava mettere da parte, ma i verbi che usa: “vincolare, regolare, coinvolgere, garantire” sono scelti con cura. Fra loro ne manca chiaramente uno: combattere. Il suo programma vuole migliorare per quel che si può la società attuale, non cambiarla; riconosce ‘i padroni delle nostre esistenze’; e non li vuole scalzare, non li vuole rimuovere (questo lo lascia alle ridicole illusioni woke). Vuole tenerli un po’ a freno. Vuole strappare loro qualche vantaggio secondario.
Oh, il suo programma è ampio, è onesto: questo si può fare e questo cercherà di fare.
Nella nostra società, chi è in basso ha perso, come hanno perso i poveri, il dissenso, la pace, il senso comune, la giustizia, la verità. Come ha perso il bene.
Perché il bene, quando si batte contro il male, generalmente perde. Il bene non vince le battaglie, ma sopravvive loro. Il bene è eterno e fragilissimo, mentre il male è potente ed effimero.
Questo non lo dice Conte, non è il discorso della ‘real politik’. Questo, umilmente, lo dico io.
