Che cosa siamo

Esiste un dissenso che è articolato ed esteso, ricco di posizioni molteplici, tutte accomunate dal rifiuto della logica oggi dominante: quella della legge del più forte, della giustificazione del sopruso in nome della “sicurezza”, che sia nazionale o di parte, del riarmo per difenderci dagli aggressori mentre giustifichiamo le aggressioni, della riabilitazione del suprematismo bianco e neocoloniale, dell’accettazione dell’apartheid genocidario di Israele, dell’indifferenza verso gli abusi del capitalismo predatorio della natura e del lavoro sfruttato, dell’impossibilità di agire sugli indirizzi della politica perché «non c’è alternativa», oggi dimentica delle istanze sociali e di eguaglianza. È un dissenso che si esprime in tante forme, che vanno valorizzate e non disperse. Noi vogliamo contribuire a rafforzarlo, unire le tante istanze portate avanti, farle dialogare e convergere. Per questo, il nostro obiettivo è quello di creare una rete di alleanze fra associazioni, movimenti e singole persone attive nelle varie forme del dissenso, perché solo così potremo scoprire che – insieme – siamo una forza. Non costruire un’altra iniziativa in concorrenza con le molte che già esistono, non frammentare i tanti movimenti e le tante azioni che vengono messe in campo da centinaia di attivisti e militanti, non contrapporci ai tanti che oggi si esprimono nei modi più vari con i loro contributi, i loro scritti, articoli e libri, le loro opere artistiche, ma raccogliere, radunare, mettere insieme, far conoscere e dialogare. Vogliamo essere un campo ove si adunano i molti che proferiscono parole di vita, contro la morte, che fuggono l’aria ammorbata dai potenti, da tutti gli autoritari che hanno in mano il potere datogli da regole che si sono scritte per sé e che ha generato nel tempo milioni di esclusi. Un campo che porti la primavera sull’inverno buio in cui il mondo pare essere precipitato con l’assenso immotivato di molti. Questa vuole essere una piattaforma per dare voce a quel dissenso, un sito dove presentarsi e riconoscersi, dare notizie di sé e delle proprie iniziative, un luogo che ci metta a portata di voce e che contiene uni spazio di discussione nel quale parlare e pensare insieme azioni nuove. Ora dobbiamo cercare le parole comuni, con le quali tessere una tela di pensiero o di ‘intelligenza di gruppo’, perché quello che ci manca – e continua a frammentarci – è un pensiero di riferimento, un linguaggio comune, che ammetta la diversità di vedute e la valorizzi. Come una nuova Babele, dobbiamo imparare a parlarci per ricostruire la nostra torre o la nostra terra. La prima parola è urgenza. Non abbiamo tempo da perdere. E questo non è il tempo della competizione, ma dell’amicizia, della comunanza. E’ il tempo che le singolarità volino insieme.