Zelensky manda a Putin una lettera piena di insulti e di beffe, consigliandogli per il suo bene di porre fine alla guerra, e propone un incontro diretto fra loro.
Dopo la risposta di Putin a Zelensky, voglio vedere chi è ancora così spudorato da credere alla buona fede di Zelensky e dei volonterosi-di-guerra (war-willing).
Putin, presidente del più grande paese della terra, che da 4 anni si trattiene dal radere al suolo la piccola Ucraina, risponde che la sua lettera è maleducata e che induce a chiedersi se davvero è una proposta di pace o un modo per assicurarsi che la pace non si faccia.
La risposta di Putin a me sembra talmente ragionevole e moderata da farmi pensare che la Russia vorrebbe la pace, se gliela chiedessero educatamente. Naturalmente, prima di questa risposta, Putin ha ripetuto che le condizioni di pace richieste dalla Russia non sono cambiate.
Del resto, non sono cambiate nemmeno quelle dell’Ucraina.
Le due lettere sono così divergenti, da far pensare che non siano uno scambio fra due interlocutori, ma, com’è già stato suggerito, sono entrambe rivolte a un terzo interlocutore: la prima, una smargiassata per rassicurare l’Europa che nessuno vuole davvero la pace; la seconda, per dire, sempre all’Europa, che da parte ucraina non c’è stata nessuna richiesta di pace, ma se l’Europa la facesse, verrebbe ascoltata.
E ora ci si potrebbero rifare le domande che sarebbe stato assurdo non farsi fin dagli accordi di Istanbul del 2022, quando Boris Johnson prese precipitosamente un aereo per fermare Zelensky, che sembrava disposto a firmare il miglior accordo di pace che qualcuno gli potesse offrire.
Johnson assicurò Zelensky che l’Europa e la Nato avrebbero fatto in modo che l’Ucraina vincesse la guerra e lui, Zelensky, avrebbe avuto tutti i soldi e le armi che avrebbe richiesto.
Zelensky, naturalmente, accettò.
Ed ebbe tutti i soldi che volle e di cui il suo staff si riempì le tasche (a sua insaputa? e lui niente?).
Ed ebbe molte più armi di quelle che gli servivano, tanto che un anno dopo l’altro, due generali americani scoprirono che il 70% delle armi inviate giacevano nascoste in magazzini fuori dall’Ucraina, pronte a essere presumibilmente rivendute.
Dunque, la domanda è: perché gli Europei non vogliono la pace, malgrado i costi sbalorditivi e incessanti della guerra? Fino a quando andranno avanti a distruggere la povera Ucraina pezzo per pezzo? E quando ci accorgeremo che l’Ucraina è genocidata da noi?
In Italia la situazione è paradossale: dalla parte del governo, Salvini non vuole la guerra, e non vuole mandare soldi all’Ucraina. Tajani invece sembra di sì. Quanto a Meloni, non si sa che cosa vuole, perché non può dire di no all’Europa e alla Nato. Ogni tanto però, si gira dall’altra parte. All’opposizione, analogamente, gli AVS vorrebbero la pace, e niente forniture di armi e soldi all’Ucraina. Conte non vuole il riarmo e l’ennesimo invio di soldi e armi all’Ucraina, ma sta già cambiando parere per fare il Campo Largo. Il PD è in perfetta linea coi war-willing, per mandare soldi e armi all’infinito, rifiutare il gas russo e continuare la guerra senza tregua.
Sembra di essere tornati ai governi rossobruno di Conte e Draghi.
E il Dissenso? Il Dissenso vuole la pace, non vuole il riarmo, ma che cosa pensa veramente della guerra in Ucraina? Anche fra noi il pendolo batte il tempo?
Sarebbe bello, anche se inquietante, saperlo.
Ginevra Bompiani, 7 giugno 2026