23 medici sono stati perquisiti, per aver impedito il trattenimento dei migranti nei CPR.

Ventitré medici (21 infettivologi e 2 psichiatri) in diverse città italiane (tra cui Bologna, Milano,
Roma, Bari e Firenze), sono stati messi sotto inchiesta e perquisiti, per aver impedito il
trattenimento dei migranti nei CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio).
Uno di essi, Nicola Cocco, membro della Simm, è stato iscritto al registro degli indagati con
l’ipotesi di associazione a delinquere, finalizzata a ostacolare i rimpatri. Persone che, per motivi
legati a patologie infettive o psichiatriche, i dottori negli scorsi mesi non hanno ritenuto in grado
di sostenere il trattenimento in quelli che la Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm)
definisce luoghi «patogenici».
Numerose organizzazioni umanitarie e sindacali (tra cui Medici Senza Frontiere, Emergency, ASGI e la SIMM) hanno difeso l’operato dei sanitari lanciando la campagna “La cura non è un reato”. Gli ordini dei medici e i difensori ricordano che la valutazione di inidoneità clinica risponde esclusivamente al Giuramento di Ippocrate e alla tutela della salute, sottolineando che i medici non devono trasformarsi in “ausiliari della sicurezza” o delle politiche migratorie.

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