La guerra con l’Iran segna la fine del dominio americano

raccolto da A. Volpi

L’ascesa e il declino della supremazia americana

La guerra nello Stretto di Hormuz potrebbe rappresentare per gli Stati Uniti ciò che la Guerra del Golfo del 1991 rappresentò in senso opposto: il momento simbolico in cui il mondo prende atto della nascita di un nuovo equilibrio internazionale. È la tesi avanzata dal politologo Robert A. Pape su Foreign Affairs. Nel 1991 la rapida sconfitta dell’Iraq mostrò una potenza americana apparentemente incontrastabile, capace di imporre risultati militari e politici in tempi brevi e con perdite limitate. Il conflitto con l’Iran sta invece mostrando i limiti di quella superiorità.
Washington conserva una capacità distruttiva senza rivali, ma non riesce necessariamente a trasformarla in controllo politico. L’Iran non deve sconfiggere militarmente gli Stati Uniti: gli basta disperdere droni e missili, sostituire i lanciatori colpiti e mantenere abbastanza elevato il rischio per rendere insicure le rotte energetiche del Golfo. Secondo Pape, la globalizzazione ha inoltre prodotto una «seconda rivoluzione della guerra di precisione». Tecnologie un tempo riservate alle grandi potenze — sensori, GPS, microprocessori, immagini satellitari, intelligenza artificiale — sono oggi disponibili commercialmente e permettono anche agli Stati più deboli e agli attori non statali di costruire armi economiche ma efficaci. Il risultato è una profonda asimmetria dei costi: sistemi da decine di migliaia di dollari possono minacciare mezzi militari dal valore di decine di milioni, costringendo gli Stati Uniti a consumare risorse enormemente superiori per intercettarli o distruggerli. La vera posta in gioco non è necessariamente la chiusura fisica dello Stretto di Hormuz, ma la perdita di fiducia nella capacità americana di garantirne la sicurezza. Quando aumentano i premi assicurativi, diminuisce il traffico navale e cresce l’incertezza sui rifornimenti energetici, l’Iran ottiene influenza politica senza dover conquistare territori. Per Pape, il mondo sta entrando in un’epoca nella quale le potenze più deboli non devono vincere le guerre convenzionali: devono soltanto imporre costi, provocare instabilità e resistere abbastanza a lungo da dimostrare che la forza americana non è più in grado di piegarle rapidamente alla propria volontà.

Fonte: Iran and the New Rules of Global Power

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