Intervista a Stefano Levi della Torre sul DDL Antisemitismo

Si salvi la libertà di criticare Tel Aviv

“Quello è un ghetto legislativo, aiuta la destra e fomenta l’odio. Gli ebrei non sono un tutt’uno”

«Il ddl sull’antisemitismo è un ghetto legislativo. Nasce per combattere l’odio e rischia di alimentarlo. I privilegi suscitano ostilità, e quelli riservati agli ebrei possono riattivare antichi pregiudizi». Stefano Levi Della Torre, scrittore e intellettuale ebreo, replica all’appello di Liliana Segre per un’approvazione unanime della legge.

Segre si dice incredula delle divisioni sul ddl. Considera “inessenziale” una modifica a tutela della libertà di critica a Israele.
La legge dice il contrario. Ingloba in una fonte primaria di diritto la definizione IHRA, che nasce invece solo come raccomandazione. Si circonda il mondo ebraico di un tabù, attribuendogli un privilegio: quello della non criticabilità. Ma i privilegi suscitano ostilità e, quando riguardano gli ebrei, questa facilmente si collega all’antisemitismo.

C’è un problema di libertà del dibattito pubblico?
Certo. In nome della protezione degli ebrei si comprime il dibattito proprio quando i crimini di Israele rendono necessario, anzi doveroso, discutere. La definizione IHRA favorisce la confusione tra l’Israele di Netanyahu e gli ebrei nel mondo: significa corresponsabilizzarli tutti delle politiche di un governo che sta facendo scempio dei palestinesi. Si finge che gli ebrei siano compatti, concordi. Invece tra noi esiste un disaccordo radicale, etico e politico.

Segre ricorda che dal ddl sono state eliminate le disposizioni penali e i divieti di manifestazione. Non basta?
No, rimane un impianto legislativo che attribuisce agli ebrei una protezione privilegiata. Esiste già la legge Mancino, che se utilizzata correttamente può contrastare oggi razzismo, compreso l’antisemitismo. Serve una battaglia culturale, non limitata alla repressione. Le manifestazioni di antisemitismo abbondano a destra e anche a sinistra, ma soprattutto a destra. Una parte della destra, attraverso l’affinità con Netanyahu, cerca di cancellare le responsabilità della propria tradizione antisemita.

L’intera operazione politica favorisce la destra italiana?
Credo di sì. Coltiva un’affinità con la destra che governa Israele e al tempo stesso oscura le responsabilità antisemite della propria tradizione. Ma queste leggi, anche depurate dagli aspetti repressivi verso il dibattito pubblico, continuerebbero a proporre la confusione tra gli ebrei e il governo Netanyahu.

Nel Pd il ddl ha prodotto una spaccatura. Come la giudica?
Sono d’accordo con la parte del Pd che ha deciso di rifiutare questo tipo di legge. Un’altra parte non ne ha capito il senso o non ha voluto capirlo. Sono proposte – ripeto – che vengono dalla destra e trovano sostegno anche in una parte della destra del Pd.

Segre avverte che una lacerazione parlamentare rischia di alimentare l’intolleranza. Lei sostiene il contrario.
L’intolleranza si combatte facendo chiarezza. La politica dell’Israele di Netanyahu è antitetica a quella che sosteniamo noi, una parte degli ebrei. Dichiararlo pubblicamente è già una forma di lotta contro l’antisemitismo, che tende a considerare tutti corresponsabili delle azioni di Israele e complici di Netanyahu. E invece gli ebrei non sono affatto compatti dietro a questo obbrobrio. Bisogna rompere questa identificazione: gli ebrei non sono un tutt’uno.

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